IL SIGNORE VI HA ASPETTATO QUI SU QUESTA MONTAGNA

Giovanni Paolo II, 24/03/2000

«Siate pastori che hanno il cuore in Dio. Siate la sua presenza nella comunità»

Il Patriarcato di Gerusalemme ha un nuovo presbitero e quattro nuovi diaconi. Nella festa di San Matteo, mons. Pierbattista Pizzaballa ha ordinato i nuovi ministri formati nel Seminario Redemptoris Mater di Galilea.

 «Siate voi la Gerusalemme, il luogo della presenza del Signore: rendetelo presente nella comunità cristiana. Con il cuore unito a Cristo, sempre orientato a Dio, siate testimoni e annunciatori della salvezza». È stata questa l’esortazione, e al tempo stesso l’augurio, del Patriarca Latino di Gerusalemme ai cinque nuovi ministri da lui ordinati, un sacerdote e quattro diaconi, del Seminario Redemptoris Mater di Galilea.

Cornice del solenne rito di ordinazione la festa di san Matteo, Apostolo ed Evangelista: ovvero l’incontro con Cristo che cambia il cuore, che trasforma il peccato in esperienza e annuncio di salvezza, cui segue una conversione che affina, per essere sempre testimoni del Signore.

Il nuovo presbitero è Samuel Francisco Tobar Maida, salvadoregno, 34 anni, e undicesimo di dodici figli, che ha prestato il suo servizio diaconale nella parrocchia di Rameh.

I diaconi sono: Samuel Costanzo e Paolo Sepich entrambi 29 anni e di Roma; Paolo però è cresciuto in Israele fin dalla tenera età, la sua famiglia infatti ha lasciato l’Italia per essere missionaria in questa terra. Ci sono poi Mauricio Alberto De La Cruz Natera, colombiano, 33 anni; Juan José Fernández Orbe, 29 anni, dell’Ecuador, anche lui figlio di una famiglia in missione del Cammino Neocatecumenale.

Riunita in preghiera attorno a loro e con loro, una grande assemblea di fedeli e alcune religiose, giunti da vari paesi della Terra Santa – dove i giovani hanno servito o sono stati in missione –, i fratelli delle comunità neocatecumenali in cui compiono il loro cammino di fede, e la comunità internazionale della Domus Galilaeae. I familiari dei candidati e le loro comunità di origine invece erano collegati attraverso internet da Italia, Salvador, Colombia ed Ecuador: per le restrizioni in vigore a causa della pandemia non è stato loro possibile entrare nel paese.

Nell’omelia Mons. Pizzaballa si è soffermato innanzitutto su un passo della prima lettura, tratta dal profeta Geremia: «Vi darò pastori secondo il mio cuore», evidenziando che, come tutte le realtà, il cuore ha bisogno di essere sempre curato e «soprattutto per i sacerdoti è importante avere il cuore in Dio». Per questo, «“Vi darò pastori secondo il mio cuore” significa cercare di unire il proprio cuore – noi pastori – al cuore di Dio. Ciò richiede pazienza, un lavoro su di sé continuo, di tutta la vita. Mai dare nulla per scontato, perché non c’è via di mezzo: quando si lascia, si torna alla caparbietà del cuore malvagio, secondo Geremia». D’altra parte, «se il vostro cuore sarà in Dio, allora saprete anche essere bravi pastori per il gregge che vi è affidato, sempre: se il vostro cuore è dedicato, orientato a Lui, con la coscienza sempre di essere di fronte a Lui. Altrimenti porterete il gregge là dove andrà il vostro cuore. Più che le parole che direte, conterà il cuore con il quale amerete», ha sintetizzato incisivamente.

Nel passo di Geremia si dice una cosa audace, ha poi osservato: «Non ci sarà più l’arca, perché la presenza del Signore sarà in Gerusalemme. E voi appartenete al Patriarcato di Gerusalemme. Gerusalemme è innanzitutto la nostra Chiesa, ma è anche immagine della Chiesa. E voi dovrete fare in modo che la comunità sia luogo della presenza del Signore, sempre. Dovrete essere un po’ voi, Gerusalemme. Avrete da fare tante cose… non importa. Quello che conta è che sappiate voi stessi essere luogo della presenza del Signore. Il primo bisogno a cui dare risposta è proprio questo: rendere presente il Signore in mezzo alla comunità».

Il pubblicano Matteo è più che un peccatore, ha proseguito il Patriarca commentando il Vangelo: «Matteo, quest’uomo odiato da tutti, chiamato si alza, cambia la sua vita radicalmente, e quel peccato diventa un annunzio di salvezza, nella sua vita. Così deve essere anche per voi. Dovete diventare annunziatori della salvezza per ciascuna delle persone che il Signore porterà a voi».

Chiamata e realtà che è stata espressa plasticamente nel rito della vestizione degli abiti diaconali, e poi della veste sacerdotale (il presbitero Samuel Tobar è stato rivestito della casula dal parroco di Rameh, p. Aktham Hijazin): quando i ministri in piedi, con le braccia aperte in forma di croce si sono rivolti verso il popolo che ha acclamato con un forte applauso. Certamente emozionati, ma soprattutto radiosi nel volto, hanno trasmesso questa luce e gioia all’assemblea.

«Quando incontriamo il Signore, la prima esperienza è quella del nostro peccato, ma a questa segue la coscienza del Signore: che è entrato nel mio peccato, trasformandolo nella coscienza della grandezza della Sua presenza in mezzo a noi», aveva osservato mons. Pizzaballa riflettendo su san Matteo. «Ebbene voi dovrete diventare ministri della misericordia di Dio. È questa la missione della chiesa: non soltanto condannare il peccato, ma dire che c’è qualcosa di più grande, di cui abbiamo fatto esperienza e che vogliamo comunicare».

«Se sarete dunque in grado di unire il vostro cuore al cuore di Cristo, orientato sempre a Dio, se avrete veramente fatto l’esperienza della salvezza che vi ha toccato il cuore, ve l’ha cambiato, allora potrete anche essere degni diaconi e sacerdoti, annunciatori e testimoni della misericordia Dio, per voi e per il mondo», ha concluso il Patriarca.

Al termine della liturgia, mons. Pizzaballa ha salutato con gratitudine le famiglie: «Purtroppo devono assistere da lontano, ma con lo spirito sono qui e noi siamo con loro. Vogliamo ringraziarli, se voi siete qui è grazie a loro: il primo dono è stato quello della vostra famiglia alla Chiesa! Immagino le vostre mamme ad asciugarsi gli occhi… è necessario anche questo!». Infine il grazie del Patriarca a coloro che hanno curato la formazione dei nuovi ministri, «un lavoro mai troppo gratificante, lo so. Dobbiamo ringraziarvi del vostro servizio! Che il Signore continui a benedire la nostra Chiesa».

 Sara Fornari, giornalista